Ponte di Genova: magistrati vicini a indicare le colpe dei Benetton

 

La perizia richiesta dal gip è stata volta nell’ambito dell’incidente probatorio, è una prova a tutti gli effetti. La discussione della perizia avverrà in tribuale a partire dall’11 febbraio.

Il crollo del ponte non è un fatto avvenuto così, ma è rivelatorio di un sistema complessivo” ha detto ancora il procuratore. “Si tratta di un gran lavoro dei periti, lavoro che è conforme alle risultanze che venivano dalle nostre consulenze tecniche su materiale raccolto dalla guardia di finanza” ha proseguito Cozzi. “Ora si tratta di collegare le risultanze delle perizie con i singoli comportamenti umani”.

In queste parole vi è la dimostrazione degli imminenti sviluppi del processo sul crollo e sulle possibili colpe del concessionario. Le parole del procuratore sono pietre sulla famiglia di Mogliano Veneto, cui furono “regalate” le nostre autostrade che all’epoca della svendita erano un gioiello mondiale e restano a tuttoggi una gallina dalle uova d’oro. Se collegate ad alcune testimonianze esplosive rese all’epoca del crollo preludono infatti a serie conseguenze sul piano penale.

Infatti, il testimone professor Carmelo Gentile, docente del Politecnico di Milano, secondo il quale “Autostrade aveva tutte le informazioni per chiudere il ponte. Lo dicevano i report dei suoi tecnici”, inchiodava i Benetton già nell’ottobre 2018. “Ma l’avete letto il report della commissione ministeriale? Hanno avuto accesso a documenti e dossier realizzati in precedenza proprio da Spea, quindi dati che il concessionario stesso aveva prodotto. E li’ e’ indicato che il fattore di sicurezza per certi segmenti d’impalcato (la strada, ndr) era piu’ basso di 1. Significa che la resistenza e’ potenzialmente inferiore al carico, non vi e’ piu’ certezza sulla tenuta e chi passa su quell’infrastruttura rischia: era nero su bianco!”.

“Sappiamo tutti qual era lo spauracchio per chi si affannava negli accertamenti sul viadotto: il traffico” continuava il teste. A parte l’assonanza con la celebre frase di Johnny Stecchino nel film di Benigni, queste dichiarazioni sono considerate talmente cagionevoli alla salute della famiglia di “benefattori” in questione che… molti siti che le avevano riportate le hanno poi cancellate dal Web! Verifica su http://archive.org/web/.

Uno dei pochi siti che ancora le riporta integralmente è il blog “Contro Corrente”.

 

Un’altra stranezza degna di nota è la sparizione dai radar, sin da ottobre 2020, della impropria trattativa tra Governo e Benetton. Il COVID-mediabombing e la conseguente disinformazione di massa certo aiutano a cancellare tutto il resto. Dopo l’ipotesi di un costosissimo intervento di CDP, abbandonata l’ipotesi di esproprio, a parere iniziale del Governo e dei pochi tecnici ancora indipendenti l’unica ammissibile in questi casi (a voler pensar male, una delle cause del siluramento del pittoresco ex ministro Toninelli potrebbe essere stata proprio la sua intransigenza in merito), sotterrate le accuse di servilismo alla De Micheli che gli “regala” aumenti tariffari in piena trattativa, della vendita di Autostrade non si sa più nulla.

 

I cittadini italiani continuano però a percorrere le pericolosissime autostrade, da un paio di anni funestate persino da “finti” cantieri sorti proprio quando i Benetton reclamavano gli ultimi aumenti tariffari, immotivati se non collegati appunto alla dovuta manutenzione e quindi all’epoca bloccati dal Governo. La stessa situazione di pericolo e disagio affligge le altre concessioni, tra quella della A24-A25 della famiglia Toto, di cui uno dei rampolli è l’ex marito della grillina Sara Marcozzi.

Pur sapendo che i Benetton possiedono quote nella gran parte dei giornaloni italiani e ne finanziano la restante parte con la pubblicità, e sono quindi capaci di scatenare campagne temibilissime contri chi gli si oppone, invitiamo pertanto il Governo a informare i cittadini sullo stato della trattativa da repubblica delle banane e, pur sapendo quanto sia inutile, a fare dietrofront procedendo all’unica soluzione legittima: l’esproprio.